UN TUFFO NEL PASSATO, Ricordi di GARE: Alghero half Marathon

Le mezze maratone non sono il mio pane, ma mi sono fatta coinvolgere nella “spedizione sarda” da un gruppo di runner che nel corso dei mesi è diventato sempre più numeroso.

La sveglia è suonata alle 6.50, la partenza è prevista per le 9.30, ma (anche se può sembrare un paradosso) non sono un’amante delle cose fatte di corsa, quindi ho optato per un risveglio soft.
Colazione entro le 7.30 (2 ore prima della gara, secondo la mia nutrizionista e io rigorosamente obbedisco!). Fette biscottate, marmellata, tè, ahimè non ho con me noci e mandorle, opto per un uovo sodo (solo albume) non sono certa di aver compensato nel modo corretto, ma ogni tanto bisogna pur improvvisare..

Faccio una passeggiata rilassante sul lungo mare deserto, temperatura perfetta, il rumore delle onde e la pace assoluta accompagnano i miei pensieri e rilassano la mente.

Doccia, divisa societaria, mille foto di rito ed eccomi allo start.

Avendo fatto una gara in montagna esattamente due settimane prima, questa non è stata preparata e peggio ancora quella passata non è stata “smaltita al 100%”, per questa volta il mio trainer mi chiede di fare un esperimento: “non guardare l’orologio, corri a sensazione”.

Siamo matti??
Drogata di Garmin come sono, mi sembrava una mission impossible, ma io credo ciecamente in chi ne sa più di me, altrimenti non mi sarei rivolta ad un professionista e così ho fatto: ho messo del nastro sul quadrante dell’orologio perché volevo comunque registrare la gara e sono partita.

Alle 9.30 fa già molto caldo e può solo peggiorare, non si muove una foglia inizio a pensare “morirò strada facendo.. “ Il percorso non mi entusiasma perché sono 2 giri gemelli con il primo giro di boa più o meno intorno al quinto km (dico più o meno perché non potendo vedere il mio orologio seguo le indicazioni dei km indicati anche se le trovo strane.. i km non sono progressivi e mi crea un po’ di confusione mentale), getto la spugna e vado avanti per la mia strada, ogni tanto mi avvicino a qualche runner e chiedo a che km siamo così sono più tranquilla.

Tengo il mio passo cercando di ascoltare le mie sensazioni, ma ho più o meno un’idea della mia andatura perché sono poco davanti ai pacer dell’1.40.
Il caldo è pazzesco, trovo che è mancato quel “ristoro in più” almeno per avere un po’ d’acqua, inizio a soffrire, sia per il passo che sto tenendo, che probabilmente è troppo per la mia condizione fisica sia per il caldo, il pacer delle 1.40 mi raggiunge, sto un po’ col gruppo… anche se faccio un po’ di fatica, scorrono i primi 10 km, passiamo sotto il gonfiabile di quello che tra i prossimi 10 km sarà il traguardo, ma lo vedo davvero lontanissimo.

Per fortuna l’incitamento di facce amiche e non, ci danno la carica, i km scorrono +- veloci, ma inizio ad andare un po’ in affanno, il pacer mi supera: in un’altra situazione non lo avrei mai fatto scappare, ma se avessi tenuto un passo non mio, non avrei ascoltato il mio trainer, lascio allontanare i palloncini e mentalmente mi rassereno e penso: “ora inizia la mia gara, imparo ad ascoltare il mio passo reale”, e a parte il caldo pazzesco, la fatica scompare. Una sete pazzesca, trovo un ragazzo della nostra comitiva che mi passa una bottiglia d’acqua e rinasco. L’idratazione è fondamentale.

Al km 18 trovo Massimo, so il nome perché ce l’ha scritto sulla maglietta, è fermo, lo chiamo per nome e gli dico che siamo quasi arrivati “vieni con me che sto andando tranquilla, ti porto al traguardo”. Non era molto convinto, ma io sono testarda, non ha potuto dirmi di no.

L’ho rassicurato, abbiamo parlato, l’ho tranquillizzato, gli ho spiegato il pezzo di percorso che ci mancava compresa la breve salita intorno al 20 esimo km.. tenendo comunque un buon passo eccoci passare sotto il  gonfiabile che ho incrociato circa 10 km prima: le mie gambe stavano finalmente bene, ho fatto uno scatto finale che mi ha gasata tantissimo con sorrisi e grida di gioia per tutti, chiudo la gara in 1.44.02.

Nessuna gloria in termini di tempo, ma l’esperimento del trainer è riuscito: ho imparato ad ascoltarmi.

Con indosso la medaglia, l’abbraccio di Massimo che mi raggiunge e mi ringrazia perché mi dice che senza di me non ce l’avrebbe fatta, mi ha riempito il cuore di gioia: ecco la mia ricompensa, non sempre la propria vittoria è legata ad un risultato in termini di tempo, l’aspetto emozionale tante volte ha un valore ancora più grande, e questo è quanto è capitato a me..

Alghero Half Marathon: buona la prima!
#halfmarathon

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