..in giro per il triangolo lariano

La mia “gita” per boschi e montagne dello scorso week-end é stato un mix di attraversamenti di piccoli pezzi di natura che, come ogni volta, hanno arricchito la mia esperienza di vita e io non posso che sorridere e ringraziare per questa fortuna.
Io e Stefano, con una sveglia puntata ad un orario davvero faticoso da reggere per essere un sabato mattina, abbiamo lasciato l’auto ad Albavilla e da li a pochi metri ci siamo inoltrati del ripido sentiero dello “zoccolo” che ci ha portati alla nostra prima trappa: l’Alpe del Viceré.
Non é stata una vera e propria tappa, perché abbiamo subito proseguito verso il Bollettone.
Fare attività al mattino, anche se mi piace molto, mi é sempre difficile, e affrontare una salita, soprattutto senza riscaldamento, é stata fin da subito un’esperienza moooolto sudata.
Dopo una fase iniziale di percorso in ombra grazie alla presenza degli alberi, si é aperta davanti a noi una vallata verde dai colori sgargianti e ricca di fiori bianchi: la Brianza! La vista in lontananza di tre piccoli laghi (Pusiano, Annone e, in lontananza anche Montorfano) ha chiuso il quadro all’interno di questa cornice che non poteva non essere semplicemente meravigliosa per i nostri occhi.
L’arrivo al Bollettone che, per quanto mi riguarda era una meta già conosciuta, non é mai banale: il paonorama del lago da una parte e dalla vallata dall’altra non ha bisogno di descrizione, lascia sempre senza fiato e non c’e’ mai bisogno di aggiungere altro.
Dopo il meritato break, rimettiamo lo zaino in spalla e proseguiamo in direzione Pizzo dell’Asino (1’272 m.l.m).
Stefano carinamente dal basso mi indica: “ecco dobbiamo andare li” (ehmmmm …non mi sembrava proprio a 2 passi da noi…e nemmeno tanto in pianura), ma un passo davanti all’altro ci siamo arrivati.
Ammirato il panorama anche da questa prospettiva, senza soffermarci troppo, siamo partiti alla volta della nostra prossima meta per me una novità: il Palanzone.
E sorpresa delle sorprese in lontananza una maglia dal brand conosciuto: Hangon.
Questa “maglia” si avvicina verso di noi..e finalmente riesco a mettere a fuoco anche chi la indossa: la bellissima e cara amica Cristina.
Che bellissima sorpresa…non ci si vedeva da prima del lockdown, é stato davvero bello incontrare per caso una “faccia amica”…grazie destino per questo bel regalo.
Dopo un piccolo scambio di affetto, e un po’ di riposo, proseguiamo.
Ad un certo punto il sentiero si apre, e sempre dal basso il mio compagno di avventura mi indica la cima che avremmo dovuto raggiungere: il mio sguardo si posa su una montagna verde e forma di cono dalla punta arrotondata..questo cono mi sembrava particolarmente ripido, e questo cono era la nostra prossima tappa…:-(.
Che fatica ragazzi, il caldo, e questa salita che mi pareva infinita.
La cosa meno divertente é stato arrivare ad un certo punto (piu’ o meno a metà) e credere di essere giunta alla meta, invece…dopo aver “scollinato”…mi sono resa conto che la strada era ancora lunga.
Testa bassa, un passo davanti all’altro, ho felicemente conquistato il mio Palanzone (1’436 m s.l.m).
Entrare in quel cancelletto, é stato come entrare in una parte di mondo conquistata.
Un altro mattone aggiunto nella mia scatola dei ricordi.
Non volevo piu’ rivestirmi, il sole caldo rinfrescato dall’aria “della quota”, mi tratteneva sul posto come una calamita. Ma c’era la strada del rientro da fare, quindi, con non poco rammarico riprendiamo il nostro cammino.
La mia paziente guida, conoscendo i miei limiti sulla discesa, aveva già pensato ad un percorso di semi-anello, in modo da evitarmi il sentiero dell’andata (ri-sudo freddo solo al pensiero), quindi anche se abbiamo allungato di un piccolo pezzetto, facciamo giro di boa proseguendo il cammino e scendendo dalla via piu’ semplice, riusciamo addirittura a correre fino al bellissimo Rifugio Riella.
Un menù invitante di dolci non poteva passare inosservato..quindi con una merenda mooolto panoramica abbiamo degustato delle torte fatte in casa…anche se a dirla tutta non erano proprio appena sfornate ;-).
Finita la pausa, puntiamo dritti all’auto.
Ad un certo punto il Garmin mi segna che eravamo in giro di movimento effettivo “solo” da poco piu’ di 4 ore, in tabella ne avevo in programma almeno 5, che si fa?
E niente..al cartello “buco del Piombo” svoltiamo a sinistra e andiamo in esplorazione.
Arrivati al Buco del Piombo (altra scoperta della giornata), ammiriamo questo imponente pezzo di roccia che si affaccia sulle nostre teste, una scala porta da qualche parte, ma il cancello e’ chiuso, quindi possiamo vederlo solo da fuori.
Ai piedi del cancello, nel silenzio della natura, la nostra attenzione e’ catturata da un fresco e invitante ruscello……..Stefano mi chiede: andiamo a vedere com’e’ l’acqua???
Avete presente l’immagine scalpitante di quando non state aspettando altro???
La bimba felice, dopo pochi istanti, era già coi piedi nudi pucciati nell’acqua gelida.
Adoro prendere dei momenti di pausa quando cammino nella natura, la differenza tra l’allenarsi come lo chiamo io nel “bitume” e nella natura é proprio questa: si accende il Garmin solo per sapere quanto hai fatto e per quanto tempo..ma non si deve avere fretta..e quel momento é durato una vita.
Rinfrescati fisico e mente, la nostra avventura si conclude col rientro all’auto, non prima di aver aver fatto un paio di km, liberi da zaino e bastoni, sul bitume in centro ad Albavilla per sgranchire un po’ le gambette e raggiungere le famose 5 orette :-).
Anche per questa volta, torno a casa ancora piu’ carica!
#pinkie #natura #happy #palanzone

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