…Perché a volte i sogni si avverano………
E’ passato qualche tempo dal mio ultimo articolo, come preannunciato, non ho più “battuto tasto” senza aver trovato una nuova, chiamiamola pure così, “dimensione”.
Definirla proprio “luce in fondo al tunnel”, di questi tempi forse è un po’ un paradosso, ma mi sento di dover spezzare comunque una lancia in favore di questo anno pazzesco, che si appresta finalmente a giungere alla sua conclusione.
Ho 2 notizie personali da dare in pasto al mondo del web, e ai miei (ahimè ancora pochissimi) follower… e va beh, sono arrivata quasi al rinnovo del mio primo anno dell’abbonamento del dominio e devo ammettere che non ho sfondato nel mondo del blog, trovo però divertente e stimolante tenere questo spazio per mettere nero su bianco i miei pensieri, e come disse qualcuno, “lasceremo ai posteri l’ardua sentenza…..”.
Che notizie vi devo svelare?
Beh, tranquilli, nulla di eclatante, per voi, ovvio, per me invece sono importanti perché sono la base di un 2021 che sarà sicuramente diverso a livello personale, poi che sia positivo o meno “lo scopriremo solo vivendo…” (eh già, oggi sono in vena di frasi fatte….).
Intanto alla fine di ottobre, in un modo del tutto inaspettato mi sono trovata ad essere eletta Presidente della società di running della quale fino a ieri era una normalissima socia.
Lungi da me dall’avere aspirazioni di chissà quali cariche, anche se per natura, non mi è mai piaciuto stare dietro le quinte, ma fino ad oggi ho solo dato una mano organizzativa in generale.
Eppure, non essendoci stati altri candidati, eccomi qui, con una “vincita facile” e senza glorie in veste di Presidente.
Che dire? Per ora solo “viva le quote rosa”, e poi pronti a rimboccarci le maniche.
Mi viene in mente un aneddoto di tanti e tanti anni fa.
Ero da poco diventata volontaria in Croce Rossa, e durante una riunione di squadra, l’allora caposquadra, a seguito di una discussione un po’ accesa, si è dimesso in seduta stante: bisognava dunque trovare un sostituto in fretta. Lo scambio di sguardi tra i presenti non lasciava speranze ad una fumata bianca imminente, quindi, nel silenzio più totale, e nell’incredulità di tutti, la timida e ultima arrivata, alza la mano e dice: “se non lo fa nessuno, ci posso provare io…….”
E così sono stata al “comando” del mio Tuesday Team, come mi piace chiamarlo, per tanti anni, ricostruendo, con non poca fatica, una squadra che piano piano si era sgretolata, perché fare il volontario in Croce Rossa, non è una cosa semplice……cioè’, tutto è possibile e fattibile, non fraintendetemi, ma è spesso pesante e comporta delle responsabilità che tante altre forme di volontariato non hanno, quindi nel lungo termine capita che si perdano “pezzi” per strada, per mancanza di tempo, di motivazione o per mille altri motivi… …Quindi la mia strada è partita in salita, ma me la sono cavata discretamente fino a qualche anno fa quando, non avendo più la stessa disponibilità di tempo e motivazione, ho deciso di cedere il testimone a chi sicuramente in termini di tempo e di carattere in quel momento era più adeguato di me.
Una scelta difficile, ma felice di averla fatta: trovo che arrivare alla consapevolezza di avere dei limiti, di qualsiasi natura, sia un segno di umiltà importante nei confronti di chi fino ad oggi ha creduto in te e ci ha messo il cuore nella “mission”.
E la mia nuova veste di Presidente? …direi, dato il periodo una partenza più che in salita…ma #staytuned :-).
Ora arriviamo alla novità numero 2.
La Pinkie ha cambiato lavoro.
Ancora oggi non mi spiego come abbia avuto la fortuna di trovare lavoro in una situazione come quella che stiamo vivendo, eppure è successo, quel giorno, “ascissa e ordinata” si sono correttamente incastrate e dunque non mi pongo altre domande.
Vi dico solo che ho letteralmente buttato alle spalle tutto quello che ha caratterizzato degli anni davvero grigi, che non ho voglia nemmeno di argomentare, e che tutto, almeno per ora, pare abbia ripreso colore.
Di sicuro fino a qui ho imparato tanto e dal punto di vista professionale farò tesoro delle competenze acquisite, e il resto…….mi ripeto lo so, “lo scopriremo vivendo, e facendolo un giorno alla volta”.
Per rompere il ghiaccio direi che per oggi, e per questo 2020 è tutto.
In pentola bolle tanto, devo solo rimettere insieme le idee, sistemare e incastrare qualche nuovo tassello, e sempre #COVIDPERMETTENDO, iniziare a pensare a qualche sogno da realizzare nell’anno che verrà.
Non mi resta che augurare a tutti voi l’augurio di un sereno fine anno e incrocio le dita per un 2021, diverso.
Un abbraccio di cuore,
la #pinkie!

2021.
1981-2021.
E’ già, siamo nel 2021, e sono passati, OGGI, 40 anni.
Questa volta non é una bella “cifra tonda” da festeggiare, ma come ho scritto, é un vuoto incolmabile che dura in pratica da tutta la mia vita.
Ho conosciuto la mia mamma attraverso una fotografia in bianco e nero, nemmeno tanto bella vi dirò…
Ho passato gran parte del mio primo pezzo di vita, prima di andare a letto, a dare il bacino ad una Signora rappresentata in fotografia in una cornice d’argento che era accanto al comodino che allora dividevo con mia sorella.
Davo questo bacino solo perché cosi faceva mia sorella, e solo perché mi é stato sempre detto “questa era mamma, é volata in cielo quando eri piccola, ma ti veglia sempre”.
Poi mia sorella si é sposata e ha portato con sé la cornice, e io ho continuato, crescendo, a dare il bacino alla stessa foto, che ho ritrovato sulla sua lapide.
La mia mamma quindi é sempre stata una figura in bianco e nero e bidimensionale.
Nel frattempo ho recuperato qualche altra foto, di quelle vecchie e ingiallite..che sono diventate un po’ il mio “piccolo tesoro”..scovarle in un cassetto, o recuperale da qualche parente é stato uno dei regali più’ belli che potessi ricevere..
Quando si é piccoli, si ha l’ingenuità del non sapere, poi si passa alla fase del “un giorno saprò”, ma mi va bene così.
E poi, é arrivato il giorno in cui ho saputo.
Un giorno, ma non molti anni fa a dirla tutta, sotto suggerimento della terapeuta che mi seguiva per vincere un grande peso che opprimeva il mio cuore, ho chiesto al mio papà di raccontarmi della mia mamma.
Ho scoperto com’era la sua vita, come si sono conosciuti, cosa le piaceva, il suo carattere forte, i suoi desideri, il suo attaccamento a noi….. e come poi, un brutto male…l’ha strappata alla vita, il giorno prima del suo compleanno, a soli 37 anni.
Non ci sono molte parole da aggiungere davanti ad una tragedia del genere, in pratica ho passato la vita a fantasticare su una persona, a immaginare il suo profumo, a immaginare la sua voce, a sognare un inevitabile, come “sarebbe stato se………………”.
Che poi parlo di vuoto, ma di fatto, io di ricordi non ne ho… ma quanto mi piacerebbe averne almeno uno..
Da figli, spesso ribelli, e contro corrente “a prescindere”, diamo per scontato che mamma e papà sono dei rompiscatole, che non ci capiscono, che che che…..ma credetemi, il solo pensiero di saperli li, sempre li ad aspettarci a braccia aperte, sempre e comunque, completa la nostra vita e la riempie di colori.
Non voglio scrivere un articolo triste, cioè’ non troppo, perché comunque oggi non c’e’ davvero nulla da festeggiare, ma mi andava di farlo, perché come spesso ho detto, ha volte, mettere nero su bianco aiuta ad “elaborare”….. ma ne scrivo uno con la consapevolezza che, anche se non è stata fisicamente accanto a me, ne ho sempre sentito la sua presenza, ne ho sempre sentito un profumo che associo sempre al suo, ed é stata una saggia confidente in alcune scelte anche molto difficili.
Da pochi giorni è stata la festa della mamma, coincidenza che ogni anno sembra quasi una pugno in pancia….ma é stato bello scegliere comunque il colore dei fiori, ed è stato bello comunque …aggiungere al mazzo la rosa più’ bella.
Le domande sono sempre infinite, ma rimangono nel diario del mio cuore, un giorno vicino o lontano che sia, finalmente potrò’ abbracciarla, e finalmente, potrò’ dare un profumo ai miei sogni e una voce alla mia gioia ……intanto noi “quaggiù” viviamo, e cerchiamo di farlo al meglio..
Ti amo mamma…….
Buona vita mondo!
#VIVALAMAMMA #VITA #VIVISOGNACORRICONLAPINKIE
Di tanto in tanto sul web ho letto questa “strana” parola.
Ma probabilmente l’ho letta sempre con superficialità perché non era un argomento che mi riguardava.
E’ sempre cosi’, spesso (troppo spesso) quando un tema non ci tocca in prima persona, siamo quasi incapaci di comprendere, perché riguarda “gli altri”.
E questo atteggiamento spesso ci porta ad essere leggeri e superficiali, o per lo meno, chi ci “legge” dall’altra parte percepisce che “ok, si vede che ce la stai mettendo tutta ad essere solidale, ma mi rendo conto che, non mi capisci al 100%“.
E quindi cos’é la “comfort-zone”?
Lungi da me da volerne dare una definizione assoluta, ma do volentieri uno spunto di riflessione: il mio punto di vista.
Intanto sono uscita da questa “comfort-zone”, in prima persona.
Ebbene si, questa volta é toccato a me: un giorno di spensieratezza, si é trasformato in una vera tragedia.
Beh, non voglio allarmare nessuno, il vocabolo “tragedia” é usato in senso lato, per definire comunque una cosa molto brutta, ma brutta per me.
Fortunatamente, parenti e amici cari, oltre che me, siamo tutti (incrociando le dita) in salute, quindi tutto risolvibile.
Essendo una doccia ancora bella fredda, oggi, a distanza di una decina di giorni dalla data “X”, penso di esserne ancora incredula e di non aver avuto ancora il modo di metabolizzarla in toto.
Non mi va di entrare nel merito del fatto in se, questo mio scritto é solo uno sfogo mentale (il privilegio di avere un blog personale: si ha la possibilità di scrivere quello che si vuole, sta a voi avere voglia di leggerlo o meno e condividerne il pensiero……… :-).. ).
Probabimente già col solo fatto di mettere i miei pensieri “nero su bianco” , il mio umore a fine articolo sarà piu’ leggero, e questa nota positiva non puo’ che scaldarmi il cuore.
Arriviamo quindi a “noi”: USCIRE DALLA COMFORT-ZONE.
Cosa succede?
I secondi (ripeto, i secondi) che succedono all’evento, ti sembrano infiniti.
Il tempo in quel momento si ferma (il famoso tempo, che in mille altre occasioni avrei voluto fermare perché avrei desiderato che quel preciso istante durasse in eterno), quel momento, che é davvero eterno, ti si appiccica addosso e il suo peso non ti permette di respirare.
Ti soffoca.
I minuti che si susseguono ti fanno ritornare alla realtà, quella realtà che qualche istante prima era fatta di colori, pensieri belli, ma anche brutti (ma quelli brutti riguardano “gli altri”), la realtà che in un attimo di toglie la terra sotto i piedi e ti lascia sospesa in un limbo indescrivibile.
Dopo minuti, e minuti, ecco che prendi lentamente consapevolezza che la cosa sta succedendo proprio a te, e inizi a realizzare che questa é la tua “nuova” realtà.
Ragazzi, non sapete che botta di adrenalina ti assale in quel momento.
Nell’era del digitale, non puoi tenerti tutto dentro, stai per esplodere, ma non riesci a piangere perché sei ancora incredula, e allora inizi a mandare i primi Whatsup, il primo a tuo marito, ovvio, che rimane piu’ basito di te, e poi agli amici piu’ cari, CERTO, non ti viene in mente di fare un post su Facebook, come faresti invece d’istinto per una notiziona bella, e poi, arriva tanta solidarietà.
Adesso che sei da questa parte della visione, inizi quasi a pretenderla: sei di botto in astinenza di parole dolci, di frasi fatte e citazioni (quella del “portone che si aprirà” é stata la piu’ gettonata), ma che per me valgono quanto il mio explosive al 90 esimo km del Passatore (in pratica doping allo stato puro!!).
E poi, passano i giorni, e lo sconforto, inizia a diventare uno spunto di riflessione e i giorni trascorrono quindi in modo diverso.
Inizi a porti delle domande, a darti delle risposte e a cercare sempre e comunque il lato positivo di questa faccenda.
Il web pare inizi anche a girare in modo diverso, perché ogni giorno leggo, per una pura casualità, una frase che mi coccola la mente e mi rimette i battiti del cuore al ritmo giusto.
Che poi, sarà davvero una casualità?
Temo di no, credo fermamente, da sempre, che nulla succede per caso, MA, sono certa che uscire dalla mia comfort-zone sarà l’opportunità che cercavo da tanto (troppo) e che forse, ingenuamente pensavo mi piovesse dal cielo.
Questo sarà il mio ultimo articolo fuori dalla comfort-zone, appena ci rientrero’ tornero’ a scriverne, ma (e spero) con una visione diversa perché faro’ tesoro di quello che mi succederà da qui a quel giorno.
Ah, e se non ci dovessi piu rientrare?
Ieri il web mi ha regalato questa perla che condivido e che rispecchia il mio stato attuale:
“quando ti buttano giu’, tu vola”.
Imparero’ dunque anche a volare, se necessario….
Namaste,
La vostra Pinkie

La mia “gita” per boschi e montagne dello scorso week-end é stato un mix di attraversamenti di piccoli pezzi di natura che, come ogni volta, hanno arricchito la mia esperienza di vita e io non posso che sorridere e ringraziare per questa fortuna.
Io e Stefano, con una sveglia puntata ad un orario davvero faticoso da reggere per essere un sabato mattina, abbiamo lasciato l’auto ad Albavilla e da li a pochi metri ci siamo inoltrati del ripido sentiero dello “zoccolo” che ci ha portati alla nostra prima trappa: l’Alpe del Viceré.
Non é stata una vera e propria tappa, perché abbiamo subito proseguito verso il Bollettone.
Fare attività al mattino, anche se mi piace molto, mi é sempre difficile, e affrontare una salita, soprattutto senza riscaldamento, é stata fin da subito un’esperienza moooolto sudata.
Dopo una fase iniziale di percorso in ombra grazie alla presenza degli alberi, si é aperta davanti a noi una vallata verde dai colori sgargianti e ricca di fiori bianchi: la Brianza! La vista in lontananza di tre piccoli laghi (Pusiano, Annone e, in lontananza anche Montorfano) ha chiuso il quadro all’interno di questa cornice che non poteva non essere semplicemente meravigliosa per i nostri occhi.
L’arrivo al Bollettone che, per quanto mi riguarda era una meta già conosciuta, non é mai banale: il paonorama del lago da una parte e dalla vallata dall’altra non ha bisogno di descrizione, lascia sempre senza fiato e non c’e’ mai bisogno di aggiungere altro.
Dopo il meritato break, rimettiamo lo zaino in spalla e proseguiamo in direzione Pizzo dell’Asino (1’272 m.l.m).
Stefano carinamente dal basso mi indica: “ecco dobbiamo andare li” (ehmmmm …non mi sembrava proprio a 2 passi da noi…e nemmeno tanto in pianura), ma un passo davanti all’altro ci siamo arrivati.
Ammirato il panorama anche da questa prospettiva, senza soffermarci troppo, siamo partiti alla volta della nostra prossima meta per me una novità: il Palanzone.
E sorpresa delle sorprese in lontananza una maglia dal brand conosciuto: Hangon.
Questa “maglia” si avvicina verso di noi..e finalmente riesco a mettere a fuoco anche chi la indossa: la bellissima e cara amica Cristina.
Che bellissima sorpresa…non ci si vedeva da prima del lockdown, é stato davvero bello incontrare per caso una “faccia amica”…grazie destino per questo bel regalo.
Dopo un piccolo scambio di affetto, e un po’ di riposo, proseguiamo.
Ad un certo punto il sentiero si apre, e sempre dal basso il mio compagno di avventura mi indica la cima che avremmo dovuto raggiungere: il mio sguardo si posa su una montagna verde e forma di cono dalla punta arrotondata..questo cono mi sembrava particolarmente ripido, e questo cono era la nostra prossima tappa…:-(.
Che fatica ragazzi, il caldo, e questa salita che mi pareva infinita.
La cosa meno divertente é stato arrivare ad un certo punto (piu’ o meno a metà) e credere di essere giunta alla meta, invece…dopo aver “scollinato”…mi sono resa conto che la strada era ancora lunga.
Testa bassa, un passo davanti all’altro, ho felicemente conquistato il mio Palanzone (1’436 m s.l.m).
Entrare in quel cancelletto, é stato come entrare in una parte di mondo conquistata.
Un altro mattone aggiunto nella mia scatola dei ricordi.
Non volevo piu’ rivestirmi, il sole caldo rinfrescato dall’aria “della quota”, mi tratteneva sul posto come una calamita. Ma c’era la strada del rientro da fare, quindi, con non poco rammarico riprendiamo il nostro cammino.
La mia paziente guida, conoscendo i miei limiti sulla discesa, aveva già pensato ad un percorso di semi-anello, in modo da evitarmi il sentiero dell’andata (ri-sudo freddo solo al pensiero), quindi anche se abbiamo allungato di un piccolo pezzetto, facciamo giro di boa proseguendo il cammino e scendendo dalla via piu’ semplice, riusciamo addirittura a correre fino al bellissimo Rifugio Riella.
Un menù invitante di dolci non poteva passare inosservato..quindi con una merenda mooolto panoramica abbiamo degustato delle torte fatte in casa…anche se a dirla tutta non erano proprio appena sfornate ;-).
Finita la pausa, puntiamo dritti all’auto.
Ad un certo punto il Garmin mi segna che eravamo in giro di movimento effettivo “solo” da poco piu’ di 4 ore, in tabella ne avevo in programma almeno 5, che si fa?
E niente..al cartello “buco del Piombo” svoltiamo a sinistra e andiamo in esplorazione.
Arrivati al Buco del Piombo (altra scoperta della giornata), ammiriamo questo imponente pezzo di roccia che si affaccia sulle nostre teste, una scala porta da qualche parte, ma il cancello e’ chiuso, quindi possiamo vederlo solo da fuori.
Ai piedi del cancello, nel silenzio della natura, la nostra attenzione e’ catturata da un fresco e invitante ruscello……..Stefano mi chiede: andiamo a vedere com’e’ l’acqua???
Avete presente l’immagine scalpitante di quando non state aspettando altro???
La bimba felice, dopo pochi istanti, era già coi piedi nudi pucciati nell’acqua gelida.
Adoro prendere dei momenti di pausa quando cammino nella natura, la differenza tra l’allenarsi come lo chiamo io nel “bitume” e nella natura é proprio questa: si accende il Garmin solo per sapere quanto hai fatto e per quanto tempo..ma non si deve avere fretta..e quel momento é durato una vita.
Rinfrescati fisico e mente, la nostra avventura si conclude col rientro all’auto, non prima di aver aver fatto un paio di km, liberi da zaino e bastoni, sul bitume in centro ad Albavilla per sgranchire un po’ le gambette e raggiungere le famose 5 orette :-).
Anche per questa volta, torno a casa ancora piu’ carica!
#pinkie #natura #happy #palanzone





















