sul monte grona

Premetto che sono una “trail addicted” in fase embrionale (molto embrionale) oserei dire, quindi lungi da me dal dare dei consigli tecnici o indicazioni pratiche (lascio ai professionisti di settore e a chi mastica boschi, sentieri e montagne da sempre voce in capitolo in merito) nei miei articoli vi raccontero’, in modo molto semplice, le mie avventure “per monti” come piace dire a me, per darvi una descrizione di quelle che sono le mie avventure off road e soprattutto le mie emozioni.

Intanto, difficilmente mi troverete a raccontarvi un’esperienza vissuta da sola, come ho detto pocanzi, essendo molto poco pratica e non essendo per nulla a mio agio nella mia veste da trailer, non é mia abitudine avventurarmi da sola, quindi ho sempre accanto a me una paziente “guida” che mi aspetta e mi tranquillizza quando e se entro nel panico.
Panico? eh si, io nasco come runner da strada, quindi con spazi sempre ampi, difficilmente mi sono trovata a non avere spazio per entrambi i piedi.. o peggio ancora a strampiombo nel nulla, in montagna invece queste situazioni sono abbastnza frequenti e poi ho il terrore delle discese..il mio tallone d’Achille che mi portero’ dietro ahimé penso per sempre…

Terminiamo la premessa, veniamo a noi: il Monte Grona (1736m s.l.m.).
Intanto vi snocciolo giusto qualche info sul monte.
Si tratta di una montagna delle prealpi luganesi situata nel territorio di Plesio (CO) le sue rocce calcaree risaltano a sud della lunga dorsale del Monte Bregagno una catena montuosa sulla sponda occidentale del lago di Como

Grazie ad un giorno di vacanza extra, venerdi 22 maggio avevo a disposizione un’intera giornata libera; dopo uno scambio davvero casuale di messaggi con Michele, la mia guida prescelta per l’occasione, eccomi di prima mattina vestita di tutto punto per la scalata del giorno.
Quando scopro un posto nuovo, l’emozione é sempre alle stelle.
Abbiamo parcheggiato l’auto in località Loveno, e da li’ ci siamo subito inoltrati per un piccolo sentiero, ed é stata sempre, una (seppur dolce) salita.
Michele conosce benissimo la zona (nato praticamente tra le montagne) mi da subito sicurezza e ce la passeggiamo alla grande.
Il bello di queste situazioni e non guardare l’orologio (cioe’ io lo guardo solo a fine giornata per sapere quanto sono stata in giro), ma il piacere di non avere fretta e assaporare i propri passi non ha davvero prezzo.
Il paesaggio é verdissimo anche se il tempo non é particolarmente bello, fa caldo, ma c’e’ una foschia antipatica che, man mano che saliamo, nasconde quella meraviglia della natura che é la vista del mio lago dall’alto, posso solo immaginare cosa sarebbe stato se ci fosse stato il cielo terso del giorno prima, ma pazienza.
Il percorso é davvero semplice, anche se presenta alcuni tratti in single track, attraversiamo piccoli paesini che sembrano disabitati.
In lontananza si vede un “sasso”, Michele mi indica ….” vedi? dobbiamo arrivare lassu'”.
Mi sembra impossibile che noi piccoli piccoli e cosi’ distanti potessimo davvero puntare ad arrivare tanto in alto.
Cammina cammina, l’aria inizia ad essere frizzante, c’e’ un bel sole, ma la foschia non ci da tregua e il mio lago é ne é sempre avvolto.
La prima tappa della giornata il Rifugio Menaggio (1400m s.l.m.)
Ero già felicissima, l’ho sempre visto in tante foto di post di amici che transitavano da li…
Una porta aperta ci fa subito rallegrare (evviva che beviamo un buon caffé, e magari mangiamo una fetta di torta…), invece una volta raggiunto, il gestore che era all’interno a sbrigare delle faccende ci comunica che il rifugio é chiuso ed é aperto solo nel week-end.
Delusione a mille.
Per “dovere di cronaca” devo dire che la mia super faccia tosta mi ha fatta tornare il sorriso, ma non descrivo il perché nel dettaglio…perché si sa mai in che mani possano finire questi scritti nell’etere…e non vorrei mettere nessuno in difficoltà.
Credetemi dunque sulla parola :-).
Chiediamo al gestore se possiamo usufruire dei tavolini all’esterno e facciamo una pausa per spizzicare qualcosa (oserei dire che io ho proprio banchettato, sarà stata la fatica, saranno state le emozioni, ma mi era venuta una fame da lupi).
Terminato il nostro momento di ristoro, non potevamo non approfittare di un bel sorso di acqua ghiacciata che scorreva da una fontana davvero invitante, e col naso all’insu vedo il sasso sempre piu’ vicino da una parte, ma per me sempre piu’ irrangiubile dall’altra….
Il sentiero inizia a lasciare spazio alle “pietre sbriciolate”, e anche la mia andatura inizia ad essere traballante, inizio ad essere adrenalinica, ogni tanto Michele mi distrae e mi fa vedere il paesaggio. Ragazzi, lasciava davvero senza fiato.
La scalata prosegue fino ai piedi di questo importante masso roccioso. E io sarei stata già a posto cosi. Salendo ho visto la tipica croce delle vette in lontanza, ma avevo letto che l’ultimo pezzo era un po’ percoloso (piu’ che altro nella discesa) quindi avevo optato per uno “stop”.
Dico a Michele di salire pure da solo, mentre io lo aspetto e faccio quslche foto.
Poi che si fa?
Il mio compagno mi dice che dal punto in cui mi ero fermata mancava davvero un nulla e che sarebbe stato davvero un peccato. E quindi?? Beh..ok ci proviamo.
Per fare le cose in sicurezza (ma solo per darmi probabilmente quel contentino mentale di cui avevo bisogno) mi prepara un piccolo imbrago e mi assicura con 2 bei moschettoni al brevissimo tratto di ferrata creato apposta per questa parte finale di percorso.
Ben assicurata, e attentissima a fare “attacca e stacca” con i miei primi moschettoni della vita, eccomi salire in cima.
Ecco la Croce.
Effettivamente sarebbe stato un peccato fermarsi a pochi passi da questa meraviglia.
Peccato davvero essere stati avvolti dalla foschia, ma anche il paesaggio grigio a volte riesce ad essere incredibilmente spettcaolare, e cosi’ é stato.
La mia nuova vetta consquistata e una Pinkie felice come non mai.
Ne é valsa davvero la pena provare un po’ di adrenalina..
Mille foto di rito come mia abitudine…e siamo pronti per la discesa.
Ovviamente non é stata per nulla una passeggiata perché ho tenuto un altissimo livello di tensione fino a quando le punte delle mie scarpe non sono tornate ad appoggiarsi al terreno in modo orizzontale.
Prendendola davvero con relax e spensieratezza, eccoci tornare all’auto in un rispettoso tempo di 4’56’44 per 14.6 km.

Felice di aver vissuto una giornata immersa nella natura.
Felice della mia nuova conquista.


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